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mercoledì 23 ottobre 2013

Hannibal di Bryan Fuller



"Questo è il mio disegno."

Di Bryan Fuller avevo già parlato in merito di Pushing Daisies. 
Probabilmente a fare le recensioni dei suoi telefilm sono di parte, perché adoro le sue idee e il suo modo di svilupparle. Non c'è stata una sua serie che non sia stata apprezzata dalla critica, ma ahimè il pubblico e l'alto budget delle sue idee - sempre al limite dell'allucinogeno - gli hanno sempre fatto chiudere le serie anzitempo. Prima Wonderfalls, Dead Like Me, Pushing Daisies. Ma a quanto pare Hannibal è destinato a resistere di più.
Quando ho saputo che progettavano di fare un telefilm su Hannibal, ammetto di aver storto il naso. Abbiamo già saputo tutto quello che c'era da sapere di Hannibal Lecter in ben 4 film e nella famosa frase di Clarice "Hannibal the Cannibal". Poi ho scoperto che alla regia ci sarebbe stato Bryan Fuller. 
E la cosa si è fatta interessante.
Sapere che Bryan Fuller avrebbe messo le mani su un personaggio già esistente mi ha un po' destabilizzato. Sono sempre stata abituata a un Bryan Fuller che metteva sullo schermo uno dark humor intelligente, con trame originali, allucinanti e brillanti. Il mio entusiasmo si nota chiaramente dalla mia precedente recensione su Pushing Daisies, da questo punto di vista. Beh, conoscendo il regista ho deciso di dargli una seconda possibilità e di cominciare la visione del telefilm.

Come al solito, un telefilm di Bryan Fuller non è per tutti. Fuller fa chiaramente cose che si potrebbero definire di "nicchia", nonostante in questo caso sia coinvolto un nome importante come quello del personaggio di Hannibal Lecter. Le vicende che Fuller prende in considerazione sono quelle del pre-Red Dragon e a esso sono ispirate. Innanzi tutto, il telefilm è ambientato ai giorni nostri: quindi con i nostri metodi di indagine eccetera. Inoltre, qui il Dr. Lecter è in assoluta libertà e nessuno sospetta ancora che lui sia in realtà uno psicopatico, assassino e cannibale, anche perché è sempre riuscito a incolpare gli altri dei suoi delitti. Il problema si presenta quando nell'FBI viene convocato Will Graham, un uomo dotato di una così spiccata empatia da permettergli di entrare nella mente dell'assassino e di scoprirne la trama (infatti in questo frangente pronuncia sempre le parole Questo è il mio disegno). Tuttavia, per la sua fragilità psicologia, gli viene affiancato uno psichiatra. Più specificatamente, Hannibal Lecter.
Perché non è per tutti?, vi starete chiedendo. Il fatto è che le scene degli omicidi sono forti. Davvero forti. Inoltre, il telefilm è tutto un viaggiare nella mente di Will, con le allucinazioni. In realtà è un continuo giocare con le menti, sia dei personaggi e con la mente degli spettatori. Le atmosfere, la simmetria degli scenari quasi reali, i colori spenti e le scene del crimine, le allucinazioni e i discorsi degli psichiatri, le cene di Hannibal, tutto è atto a mettere a disagio, a far sentire a disagio lo spettatore quanto è a disagio Will Graham stesso.

Trama orizzontale e trama verticale.
La trama verticale, ossia la trama insita in ogni episodio, è più o meno la stessa: Accade un omicidio, Will viene chiamato sulla scena del crimine. Si ha la allucinazione di Will che ci mostra come è avvenuto l'omicidio e che informazione lui riesce a ricavare dell'assassino. Seduta con Hannibal Lecter. Le indagini proseguono (ho davvero apprezzato il fatto che non stiano lì delle ore a spiegare come siano arrivati a un punto, che non mostrino ore ore degli scienziati al microscopio perché non è questo il senso del telefilm, non siamo a CSI). Si arriva a capire chi è l'assassino. Hannibal che cucina. Eccetera.
No, non aspettatevi un solito poliziesco.
Non ci si concentra sulle indagini di per sé, ci si concentra molto sul sottile rapporto di Will con il mondo esterno. Con Hannibal. Con Alana Bloom. Con Jack. Con Abigail. Con i propri incubi e le proprie allucinazioni. Un sottile rapporto minato da un sempre più crescente disagio psicologico, che lo porta a fondere la realtà con i propri incubi (anche derivati dal lavoro che svolge). Ecco, la trama orizzontale è proprio questa. Insieme al fatto che a ogni omicidio che si ritrovano a indagare, si scopre che esiste un imitatore, ma soprattutto l'omicidio che più di ogni altro ricorre con insistenza è quello delle vittime di Garrett Jacob Hobbes, ucciso a sua volta da Will. Gli incubi evolvono più evolve quella che sembra essere una malattia mentale di Will, che lo porta a distaccarsi sempre più dalla realtà ma allo stesso tempo lo aiuta ad aprire gli occhi su quale sia la verità.
Qual è la verità? Beh, scoprite il telefilm.


"My name is Will Graham. I feel like I'm fading".


La serie si chiama Hannibal. Per quanto il protagonista sia Will, a dominare la scena è Hannibal. Un personaggio di questo calibro non poteva non  rubare in un certo senso la scena e infatti ho apprezzato che il telefilm venisse collocato in un momento precedente alla scoperta della sua "psicopatia": così domina, ma allo stesso tempo se ne sta in secondo piano, viscido e inquietante, impassibile e freddo, falso e attore. L'attore che lo interpreta, Mads Mikkelsen, riesce secondo me a rendere Hannibal molto più sfaccettato e intelligente di quanto non lo rendessero i film. Stiamo parlando di un uomo che ha nascosto il suo essere psicopatico per anni, ha frequentato la facoltà di medicina e poi è diventato psichiatra senza che nessuno sospettasse niente: infatti Hannibal è uno psicopatico intelligente , è consapevole di quel che fa e di come nasconderlo al meglio. 


Ad affiancarlo, come protagonista, è Will Graham. Uomo dotato dalle grandi abilità empatiche, ma per questo dalla psiche molto fragile: accetta di lavorare come profiler per Jack Crawford, ma a patto che venga seguito da uno psichiatra (il Dr. Lecter). Tuttavia, il lavoro lo porta molto a contatto con le menti degli assassini e per lui hanno inizio gli incubi notturni e le allucinazioni, mentre la realtà sembra scivolargli dalle dita e farsi sempre più confusa. 

In definitiva, Bryan Fuller è più grandioso che mai. Con questo telefilm, è riuscito a dare il massimo senza perdere il proprio spirito (basti pensare al dark humor che trasuda dalle cene di Hannibal, unico "intermezzo" del telefilm che è inquietante quanto le scene del crimine). Io lo consiglio, ma chiedetevi se avete abbastanza stomaco e se non siete facilmente impressionabili dai temi trattati, come gli omicidi efferati, il cannibalismo e il disagio psicologico, perché in caso contrario evitate questo telefilm. 

L'oceano in fondo al sentiero, Neil Gaiman - Impressioni



"Era solo uno stagno, ai margini della fattoria. Neanche tanto grande. Lettie Hempstock diceva che era un oceano, ma io lo sapevo che non poteva essere. Diceva che attraversando l'oceano erano arrivati qui dalla loro vecchia terra."

 Ammetto che quando ho saputo dell'uscita del nuovo libro di Gaiman, mi sentivo preoccupata ed eccitata dall'idea nello stesso momento. Sapete, quando uno degli scrittori che più ammiri esce con una nuova storia, è inevitabile che tu ti metta a chiederti se ti piacerà, se sarà una bella storia, se invece ha scritto un libro tanto per fare privo di sentimenti. Ti chiedi se quel nuovo libro cambierà l'opinione che hai su quello scrittore. Tanta è l'aspettativa e tanta é anche la preoccupazione che ne deriva.
Posso tranquilizzarvi e dirvi fin da subito che Gaiman non ha deluso nessuna delle mie aspettative, come mi aspettavo che fosse. Non esistono molte persone nate con una grande capacità di cantastorie, e Gaiman è fra questi pochi fortunati.

"The Ocean at the End of the Lane", non è un libro immediato, come del resto tutta la produzione di Gaiman. Nemmeno la più banale delle sue storie è, alla fin fine, banale. Questa storia di banale non ha niente. Senza dubbio, riprende uno dei temi che sono più cari a Gaiman, ossia l'infanzia (vi ricordo Il Figlio del Cimitero e Coraline). Ma non una infanzia qualsiasi: l'infanzia che noi abbiamo abbandonato crescendo, popolata da mostri e creature sovrannaturali o addirittura più vecchie dell'universo stesso. Ecco, una infanzia cara a Gaiman è una infanzia dove realtà e fantasia si confondono. Fra l'altro il protagonista è un bambino che è anche un lettore accanito, quindi la fantasia prorrompe in modo più prepotente nella sua vita: il fatto poi che è ambientato nel Sussex, dove lui è vissuto proprio da bambino, dimostra questo libro sia autobiografico.
Se c'è qualcosa che rende Gaiman un grande autore, a mio parere sottovalutato, è la sua capacità di rendere poesia ogni storia.

Non voglio entrare troppo nei particolari della storia per non rovinare la lettura a chi vorrà cimentarsi con questo ultimo "piccolo" capolavoro di Gaiman, per cui vi parlerò della trama come è anche riportata nella quarta di copertina.

Un uomo di mezza età torna nei luoghi della sua infanzia per un funerale. Invece di raggiungere sua sorella, viene attratto quasi sovrappensiero dalla fattoria in fondo alla strada dove una volta c'era casa sua. Salutata la padrona di casa, l'uomo si siede di fronte allo stagno dietro la fattoria. Uno stagno che una sua amica di infanzia, Lettie Hempstock, diceva in realtà fosse l'oceano.
E così, l'uomo riporta alla mente ricordi dell'infanzia ormai rimossi da tempo, di una infanzia popolata da forze antiche e oscure, malvagie e buone, da creature più vecchie dell'universo stesso. 


Che cosa sia vero e cosa non lo sia nel libro, ha davvero importanza? Le due realtà sono inscindibili e, come dice uno dei personaggi, ognuno vede la realtà con occhi propri. Noi la vediamo con gli occhi di un bambino che ha una immaginazione molto vivida, che poi è Gaiman stesso. Non ho potuto non ricordare che anche la mia infanzia era popolata da avventure nel giardino di casa mia, avventure che poi sono diventate storie che ancora oggi non ho smesso di scrivere. É commovente pensare a quanto, per autobiografico sia questo libro, è impossibile non riconoscersi.

Voglio attendere per fare un'analisi più approfondita, perchè è mia intenzione rileggerlo, ragion per cui ora posso solo dire: leggetelo. É meravigliosamente poetico, idilliaco e terrificante allo stesso momento. Aneil Gaimanh, e adorerete Mrs Hempstock Vecchia come nessun altro.


 "Nella mia cameretta nessuno si lamentava se lasciavo la porta mezza aperta in modo che dal corridoio filtrasse la luce sufficiente a non farmi avere paura del buio e, a vantaggio altrettanto importante, in modo che potessi leggere di nascosto dopo l'ora della nanna, nel caso ne avessi avuto bisogno. E di leggere ne avevo bisogno sempre."

martedì 16 luglio 2013

Dirk Gently's Holistic Detective Agency - Recensione


Dirk Gently's Holistic Detective Agency
(Dirk Gently - Agenzia Investigativa Olistica)
di Douglas Adams






Che cos'hanno in comune una torre di fango, un monaco elettrico, il fantasma di un miliardario proprietario di una società di informatica, un professore di Cronologia, un cavallo in un bagno, un divano incastrato nella tromba delle scale, il rampollo di una casa editrice, Samuel Coleridge e il The Rime of the Ancient Mariner, un giovane programmatore e il St Ceed's College? Apparentemente nulla. 
Ma Dirk Gently (ex Svlad Cjelli) crede nell'interconnesione fra tutte le particelle dell'universo: è appunto questo il significato del suo metodo di investigazione "olistico". Dotato di un potere di chiaroveggenza che nega di possedere, che però in passato gli ha fruttato guai a non finire, Dirk Gently si guadagna da vivere come investigatore privato "specializzato in gatti scomparsi e divorzi complicati." Almeno fino a quando non si imbatte nel suo vecchio compagno di università Richard McDuff, il quale si trova suo malgrado coinvolto in questa rete di eventi, al cui centro sembra stare uno strano trucco di magia e l'uccisione del miliardario Gordon Way. Ma cosa c'è davvero dietro?
Dirk Gently si presenta fin da subito come "parodia" del famoso detective Sherlock Holmes. Non che questo sminuisca il libro o la trama: Douglas Adams ha dimostrato di saper costruire una trama a incastro che mancava alla trilogia in cinque parti della Guida Galattica, oltre che a saper alternare scene di una geniale ilarità a elevate capacità linguistiche. Douglas Adams, con questo libro, ha creato un capolavoro.
I riferimenti all'esimio investigatore di Baker Street sono continui, oltre ai riferimenti a Doctor Who (da cui, alla fin fine, questa storia è nata). Mentre la massima di Sherlock Holmes prevedeva di escludere l'impossibile per trovare la soluzione, Dirk Gently sembra mettere subito in chiaro che l'impossibile deve essere sempre preso in considerazione. E infatti "impossibile" sembra essere la definizione di questo caso, che esce così tanto dalle possibili soluzioni logiche che Sherlock Holmes avrebbe dato: ed è proprio questo che rende "Dirk Gently's Holistic Detective Agency" uno dei libri migliori che abbia letto di recente.
In definitiva: graffiante, geniale, umoristico e impossibile, una miscela che poi è tipica di Douglas Adams.

Credeva in una porta. Doveva trovare quella porta. La porta era la via verso… verso…
La Porta era La Via. Bene.
Le maiuscole erano sempre il modo migliore di cavarsela con tutto ciò per cui non si aveva una buona risposta.




sabato 9 marzo 2013

Beta Reading & Recensioni

Disponibilità e servizi.

Un appello a tutti gli scrittori emergenti.
Il mio blog si apre da oggi ad un servizio di beta-reading. In che cosa consiste? Potete inviarmi il vostro manoscritto ed io mi offro di leggerlo e darvi dei consigli. BADATE BENE: non si tratta di un servizio di editing. Io mi limiterò solo a sottolineare le parti che non mi convincono, sia errori grammaticali che logici che la caratterizzazione dei personaggi. Tale servizio sarà gratuito, non essendo ancora professioista: però i miei impegni personali hanno la mia precedenza e quindi non posso darvi un tempo preciso e una data di scadenza precisa entro la quale leggere tutto il vostro manoscritto. Perciò non lamentatevi dei tempi di attesa. E mi arrogo il diritto di rifiutarmi di leggere determinati manoscritti, sia per questioni di tempo personali, per la lunghezza eccessiva, per una data di scadenza impellente eccetera: sia nel caso accetti che rifiuti, vi risponderò con una mail. Il tutto avverrà privatamente. 

Il servizio è aperto a racconti, romanzi e raccolte di racconti di ogni genere. Sono escluse le fanfiction.

Servizio numero due: La Recensione.
Siete scrittori emergenti e avete pubblicato o vi siete autopubblicati? Potete inviarmi una copia, possibilmente in formato pdf, alla mia mail. BADATE BENE: Richiedendo questo servizio, non avete il diritto ad una recensione sicuramente positiva. Voglio dire, la mia recensione sarà basata sulla mia impressione personale del vostro libro: se non mi è piaciuto, non tesserò le vostre lodi. Verranno messi in luce sia pregi che difetti. Perciò pensateci bene prima di usufruire di questo servizio, anch'esso gratuito, perché lamentele e minacce per recensioni non positive non saranno tollerate. Per i tempi di attesa e per il diritto al mio rifiuto, vale quanto scritto sopra. La recensione sarà pubblicata sul mio blog.

Il servizio è aperto a racconti, romanzi, e raccolte di ogni genere. Purché siano libri auto-pubblicati su piattaforme come lulu.com o ilmiolibro.it, oppure pubblicati con una casa editrice NON A PAGAMENTO. 

Sei ancora deciso ad usufruire di questi servizi?
manda una mail all'indirizzo helenawonder@gmail.com

Per il servizio di beta-reading, scrivere nell'oggetto della mail: "BETA-READING" seguito dal nome del romanzo. Nel corpo della mail inserire il vostro nome e una piccola presentazione del progetto (una specie di sinossi insomma. Se si tratta di un racconto inferiore ai 10.000 caratteri, tale presentazione non è necessaria).

Per il servizio di recensione, scrivere nell'oggetto della mail "RECENSIONE" seguito dal nome della vostra opera. Nel corpo della mail inserire i vostri dati autobiografici (precedenti pubblicazioni/concorsi eccetera) e una piccola presentazione della vostra opera, per farmi capire di che cosa parla (una specie di sinossi, insomma). 

A vù :)

sabato 19 gennaio 2013

Pushing Daisies


PUSHING DAISIES

"Mi chiamo Ned. Cucino i morti e risveglio le torte. D'accordo, questo era inquietante. Cucino le torte  e risveglio i morti."

TRAMA
Ned possiede un dono straordinario.
Con un solo tocco, infatti, può riportare in vita i morti. Ma questo dono ha delle regole: la persona "resuscitata" non può restare in vita più di un minuto o qualcun altro dovrà morire al suo posto e, se toccata una seconda volta dallo stesso Ned, torna ad essere morta. Ned scopre questo dono e le sue regole quando è un bambino. Ora è adulto e gestisce un locale in cui lui serve le torte che ama preparare - viene infatti chiamato fabbricatorte - , un locale chiamato Pie-Hole. Quello che la gente non sa è che di nascosto aiuta il detective Emerson Cod con indagini di omicidio: infatti Emerson sfrutta l'abilità di Ned per far confessare ai morti il nome del loro assassino e così riscattare la ricompensa. 
La situazione cambia quando una delle vittime che si ritrova a dover resuscitare temporaneamente è la sua cotta d'infanzia, sua vicina di casa quando era piccolo, Charlotte "Chuck" Charles, uccisa mentre era in crociera e diventata così famosa come la turista solitaria. Ned, che da giovane ha scoperto il proprio potere proprio a scapito della vita del padre di Chuck e memore della cotta mai svanita per lei, prende l'importante decisione di non ridarle la morte (anche se così facendo a morire è il gestore dell'agenzia di pompe funebri, che comunque era un criminale incallito): i due si ritrovano a vivere una storia d'amore strana, in quanto non si possono toccare pena la morte di Chuck, ma questo non impedirà loro di vivere il loro romanticismo, oltre che a continuare a risolvere le indagini e consegnare gli assassini alla giustizia.


Avevo già avuto modo di "assaggiare" il talento e la genialità di Bryan Fuller con la serie tv (anche questa cancellata prematuramente) Dead Like Me, ma nulla mi aveva preparato all'allegria contagiosa di questo telefilm, Pushing Daisies. È sfacciatamente romantico, allegro, un caleidoscopio di colori e personaggi unici, fra i quali spuntano le mie preferite in assoluto: le zie di Chuck, Lily e Vivian Charles. Le ambientazioni sono colorate, le vicende mai profondamente drammatiche ( o se drammatiche, mai trattate con la pesantezza del dramma). Insomma, Pushing Daisies è un piccolo capolavoro di leggerezza e romanticismo, impermeato dalla tipica ironia con cui Fuller ha sempre trattato il delicato tema della morte. 



Il protagonista è Ned, il fabbricatorte.
Visto la particolarità del suo dono, Ned ha sviluppato una certa "allergia" nei confronti del mondo esterno, tanto che preferisce starsene per conto suo. Per circostanze assurde, l'investigatore privato Emerson ha scoperto il suo "tocco magico" e se ne serve per guadagnare soldi interrogando i morti sulle circostanze della loro morte. È un cavaliere vecchio stampo, molto ingenuo e terribilmente romantico, ma tormentato dagli incubi di un'infanzia passata da solo ad accumulare odio per un padre che l'aveva abbandonato e la solitudine del suo "essere diverso".



Coprotagonista al femminile è Chuck Charles, l'amica-cotta d'infanzia di Ned. La sua morte risveglia in Ned l'amore che provava per lei, nonostante si fossero persi di vista per vent'anni, tanto che decide di usare il proprio dono per riportarla in vita. Rimasta orfana il giorno stesso in cui Ned ha perso la madre (proprio perché il padre è morto a causa di Ned), Charlotte "Chuck" Charles ha vissuto insieme alle zie Lily e Vivian Charles che per una certa avversione verso il mondo esterno sono sempre rimaste dentro casa, accudite da Chuck. Trascorrendo gran parte della propria vita in casa, Charlotte ha letto un sacco di libri, imparato un sacco di lingue, ma soprattutto ama accudire le api. Un giorno, deciso che tutto questo non le bastava, ha preso una crociera: ma questo le è costato la vita. Riportata in vita da Ned, decide di restare al suo fianco (anche perché, come Ned, ha rispolverato il suo vecchio amore d'infanzia).


Emerson Cod è l'investigatore privato che usa il potere di Ned per risolvere i casi di omicidio, interrogando le vittime sulle circostanze della loro morte. Ama lavorare a maglia, ma più di ogni cosa ama il profumo dei soldi, soldi che riesce a guadagnare soprattutto grazie alle abilità di Ned, scoperte per puro caso.


Olive Snook è la cameriera del Pie-Hole e vicina di appartamento di Ned. È segretamente innamorata del fabbricatorte, ma non è mai stata ricambiata e l'arrivo di Chuck scatenerà in lei la gelosia (anche se in seguito le due diventeranno amiche e per un certo tempo coinquiline). Viziata e superficiale, in realtà si dimostra una persona molto profonda. Una persona che esprime i sentimenti cantando come se si trovasse all'interno di un musical.


A completare il quadro dei personaggi ricorrenti di questo telefilm, ci sono le zie di Chuck, Lily e Vivian Charles. Se prima erano agorafobiche, la morte della loro nipote spegne in loro ogni volontà di uscire all'esterno. A far loro riprendere in mano la loro vita saranno sia le torte che Chuck farà recapitare a casa loro sia l'amicizia con Olive Snook. Una delle due nasconde un segreto importante che riguarda Chuck.


“Ned: “Tutti vogliamo cose, ci svegliamo ogni giorno con una lista chilometrica delle cose che vogliamo e passiamo la vita cercando di averle. Ma solo perché le vogliamo non significa che ci servano per essere felici.”Chuck: “E tu di che cosa hai bisogno per essere felice?”Ned: “Di te.” 

Per finire: l'unica nota negativa di questo telefilm è che ha solo 23 episodi.
Perché ovviamente perle di questo genere non sopravvivono al rozzo pubblico americano, soprattutto se mancano dei due elementi fondamentali: sparatorie e sesso. Ma Pushing Daisies è degno di essere visto, nonostante la sua morte prematura, per la sua freschezza e originalità.






giovedì 27 dicembre 2012

The fall


 "We're a strange pair, aren't we?"
Regista: Tarsem Singh
CinematografiaColin Watkinson
CoreografiaEiko Ishioka
CastLee PaceJustine WaddellSean GilderCatinca UntaruJeetu Verma

Trama: 

Los Angeles. 
Una bambina, Alexandria, è ricoverata in ospedale con un braccio rotto in seguito ad una caduta. Su un foglietto scrive - sgrammaticata perché non è americana, ma rumena - di essere quella che lancia le arance al prete. Va alla finestra, vede nel cortile la sua infermiera - a cui è molto legata - e le lancia il foglietto in modo che lei lo legga. Ma il foglietto si perde. Lei allora scende alla sua ricerca e scopre che è in mano ad un uomo ricoverato al piano inferiore. Decisa, lo raggiunge nella sua camera, gli prende il foglietto dalle mani e fa per andarsene, ma lui, che si presenta come Roy, un giovane uomo paralizzato dalla schiena in giù, riesce a trattenerla prima raccontandole di Alessandro Magno (in onore del nome della bambina stessa, Alexandria), e poi promettendole di raccontarle un'altra storia, una storia epica, d'amore e di vendetta. 

Lei il giorno seguente si ripresenta da Roy e lui comincia a raccontarle la storia, la storia del Bandito Mascherato e dei suoi compagni d'avventura.




Recensione (spoiler alert!)
The fall è un film che mi ha colpito fin da subito.
Il suo punto forte senza dubbio è la fotografia. Sembra di sfogliare l'album di opere d'arte. Le ambientazioni, le inquadrature (soprattutto della parte riguardante il racconto di Roy), i colori, l'atmosfera che si respira. Non si può non considerare "the fall" come un piccolo capolavoro sotto questo punto di vista. Un capolavoro che è internazionale: le ambientazioni infatti, provengono da ogni parte del mondo, Italia compresa, e anche la differenza di nazionalità dei protagonisti (indiano, due uomini di colore - uno proveniente da una tribù "primitiva" di mistici e l'altro ex schiavo della piantagione del nemico -, i due gemelli banditi francesi, un italiano, un inglese - che altri non è che Charles Darwin -, e il nemico, Odius, spagnolo.)
contribuisce a dare alla storia un aspetto d'avventura ed esotico.
Ma The fall non è solo questo. La storia è costruita dai personaggi principali stessi, la bambina Alexandria e l'uomo Roy, dei quali sia attraverso la storia (inventata e raccontata da Roy e immaginata da Alexandria), veniamo a sapere i retroscena. The Fall è la perfetta dicotomia fra i personaggi reali e le loro "proiezioni" nella storia. Ripeto, la storia è raccontata da Roy, ma è Alexandria a immaginarla, noi la vediamo attraverso i suoi occhi. Così, ogni elemento che vediamo nella realtà riappare nella fantasia: la scatola di Alexandria è la scatola di Darwin, il biglietto scritto in modo sgrammaticato è il messaggio ricevuto da Alessandro Magno, lo stesso Roy diventa il Bandito Mascherato, l'infermiera è la principessa, l'aiutante della famiglia di Alexandria diventa l'indiano nella storia, l'infermiere è Charles Darwin, l'amico di Roy con una gamba di legno diventa Luigi, l'uomo dalla pelle scura che ogni giorno porta il ghiaccio diventa lo schiavo, e così via. 
Ma più avanti si va con la storia, più la realtà arriva prepotentemente all'interno della storia stessa. Prendono sempre più piede le amarezze e lo sconforto di Roy, rimasto paralizzato dopo aver cercato di fare uno stunt (lui lavora infatti come stuntman) improbabile per riconquistare la propria fidanzata, la quale lo aveva lasciato per mettersi con l'attore protagonista (più ricco e popolare di lui). Perciò, oltre al fatto che cerca di spingere Alexandria a procurargli della morfina in modo da togliersi la vita, nella storia l'unica figura femminile - che è la principessa Evelyn, viene dipinta sulla base della fidanzata di Roy stesso, quindi come un personaggio ambiguo e malvagio, disposto a lasciare il Bandito Mascherato per mettersi con Odius, che è più ricco e più potente. Senza contare tutte le frecciatine che Roy lascia trapelare dalla storia. 
La storia prende però una piega improvvisa dopo che Roy, accortosi che il tentativo di suicidio non era andato a buon fine, dà in escandescenze. Alexandria, che ormai considera Roy un padre e che è smaniosa di sapere come va la storia solo per stargli accanto, cerca di procurarsi la morfina: così facendo, però, cade e batte la testa. Roy, al suo capezzale su una sedia a rotelle, le confessa la verità: lui le ha raccontato la storia solo per indurla a procurargli la morfina. Lei lo prega di proseguire la storia, ed è in questo momento che Roy dispiega tutta la sua disperazione: fa morire i personaggi uno a uno, meno che il proprio e quello della figlia del bandito mascherato, personaggio inventato da Alexandria stessa e che è Alexandria stessa. Nello scontro fra il Bandito e Odius, Roy affronta il dolore per la perdita della fidanzata che gli ha voltato le spalle, in un crescendo in cui lui continua a ripetere di non potercela fare, di non sentirsi in grado di salvare il bandito - e quindi se stesso -. Ma è Alexandria a fargli promettere di salvarlo  - e così, a salvare se stesso -. Il Bandito sconfigge il nemico, si getta alle spalle la fidanzata, prende in braccio la figlia e si allontana vittorioso. 
Il finale è quello desiderato da Alexandria. Spinto dalle suppliche della bambina, che confessa di volergli bene, Roy accantona ogni desiderio di suicidio. I due si separano, in quanto Alexandria torna a casa, ma ha modo di vedere Roy come stuntman in molti film. Dunque, una volta recuperata la fiducia in se stesso  Roy ha anche recuperato l'uso delle gambe. E quella storia, la storia del Bandito Mascherato, che all'inizio doveva solo essere un mezzo per arrivare al suicidio, diventa invece l'input che lo porta a ricominciare a vivere. 


"There's no happy ending with me".

Che altro dire? 
The Fall  entra prepotentemente nella classifica dei miei film preferiti. Il confronto realtà - fantasia mi ha sempre colpito e qui è sapientemente orchestrato. Le scene in cui i personaggi stessi interagiscono con la realtà, tipo il bandito mascherato che chiede alla bambina se sa leggere, servono a identificare ancora di più i due piani di narrazione.
Consiglio: guardatelo se non l'avete già fatto.