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giovedì 14 marzo 2013

30 Giorni di Libri #16

30 GIORNI DI LIBRI

#16: LA TUA COPERTINA PREFERITA


La mia copertina preferita, finora, è questa. Semplice, essenziale, labirintica. Forse perché ho portato Escher all'esame di maturità e quindi è legata ad un lavoro di cui sono fiera (ma che mi ha quasi portato all'insufficienza. Evidentemente il Tema del Labirinto era stato considerato una mer*a dalla commissione). 
In ogni caso, il dipinto in questione è questo:


giovedì 7 marzo 2013

30 Giorni di Libri #15

30 GIORNI DI LIBRI

#15: APRI IL PRIMO LIBRO CHE TI CAPITA FRA LE MANI AD UNA PAGINA A CASO 
E INSERISCI LA PRIMA FRASE CHE TI SALTA AGLI OCCHI


Premessa.
Il primo libro che mi è capitato fra le mani per la metà di questa rubrica è "L'illusione di Dio" di Richard Dawkins. Ebbene sì, io non sono più cattolica praticante o per lo meno credente. I miei dubbi avevo già cominciato ad averli grazie alla mia passione per la storia e la filosofia, e l'indagine delle tradizioni della storia antica. Passando all'università, dove ho modo di studiare lingue, culture e produzioni delle civiltà egee, greca, romana, mediorientale e soprattutto egiziana, mi si è aperto un mondo riguardo alla unica religione, come molti definiscono il cristianesimo. La conferma dei miei sospetti, data dalla storia stessa della Chiesa, dalla evidente ripresa di temi religiosi e tradizionali del nostro stesso passato "pagano", che s'infiltrano fra le pieghe del cattolicesimo in forme che non possiamo nemmeno immaginare, mi ha spinto a non credere, aiutata anche dalle sempre più conoscenze scientifico-antropologiche.
Tutte le idee che ho maturato nel corso di questi ultimi, ma intensi anni, di approfondimento culturale hanno trovato pieno (o quasi) riscontro in questo famigerato libro di Richard Dawkins, "The God Delusion", un libro che tutti dovrebbero leggere, indipendentemente dal loro credo (o non credo). Conosco molta gente che crede ancora ad Adamo ed Eva o al fatto che il mondo sia stato creato nel 4004 a.C. (cosa che mi ha fatto rabbrividire, considerato le prove tangibili che il mio corso di studi - archeologia- porta ormai dal settecento-ottocento, epoca in cui si è smesso di credere a questa fandonia), e che preferisce operare su se stessa il bispensiero piuttosto che arrendersi all'evidenza delle cose. Ma su questo argomento bisognerebbe versare fiumi d'inchiostro e Richard Dawkins l'ha fatto, perciò vi consiglio di affidarvi alle sue spiegazioni.

Ecco la frase che mi è saltata subito agli occhi:

"Gli esseri umani hanno la tendenza a vedere consciamente ciò che vogliono. Essi stentano molto a distinguere cose dalle connotazioni negative, menre hanno facilità a notare cose dalle connotazioni positive. Per esempio, parole che evocano ansia a causa della storia personale del soggetto o del condizionamento sperimentale fanno molta più fatica a essere percepite. Non occorre sottolineare quanto sia rilevante questa tendenza nel pio desiderio che sottende la religione."



domenica 3 marzo 2013

30 Giorni di Libri #14

30 GIORNI DI LIBRI 

#14: IL LIBRO CHE STAI LEGGENDO IN QUESTO PERIODO




Sto recuperando tutti i racconti/libri di Sherlock Holmes. Attualmente sono al libro "La Valle della Paura". Lo stile di questi racconti/libri è molto scorrevole,   ed è sempre piacere risolvere un caso a sera. Ho già espressio la mia adorazione per il personaggio di Sherlock Holmes.










Un altro libro che sto avendo il piacere di riscoprire è "Nessun Dove" di Neil Gaiman. Di certo non è la migliore delle sue storie, soprattutto se paragonata ad American Gods, ma è ugualmente una storia degna di essere letta. Inizialmente nata come una serie televisiva per la tv britannica (e io mi chiedo: perché non fanno serie tv del genere anche qui invece di propinarci sempre le medesime fiction in costume?), nasce questo romanzo. 

mercoledì 27 febbraio 2013

30 Giorni di Libri #13



30 GIORNI DI LIBRI



#13: IL LIBRO CHE IN QUESTO MOMENTO HAI SULLA SCRIVANIA



E dalla narrativa passiamo alla saggistica.
Il libro che volevo mostrarvi che si trova sulla mia scrivania è uno curato da una delle scienziate e persone mie connazionali che più stimo, ovvero Margerita Hack. Ho già avuto modo di partecipare ad una delle sue conferenze e, se già prima amavo alla follia l'astronomia, lei me l'ha fatta adorare ancora di più. Rientramo nell'ambito di studio in cui io vorrei puntare, ovvero l'archeoastronomia, il legame cioè fra le antiche civiltà del passato e il loro legame con il resto dell'universo, la loro visione del mondo. 

sabato 23 febbraio 2013

30 Giorni di Libri #12


30 GIORNI DI LIBRI



#12: UN LIBRO CHE NON TI STANCHERAI MAI DI LEGGERE



Non si tratta propriamente di un libro o, meglio, di un'opera narrativa. Ma sta di fatto che separarmi dall'Amleto di Shakespeare è quasi impossibile.
È vero che da quando l'ho studiato al liceo, benché amassi Hamlet già da prima, in lingua originale, leggere la parte italiana per me è un po' una sofferenza, perciò non mi stancherò mai di leggere lo screenplay originale.
In un modo o nell'altro, tutti conoscerete la storia di Amleto. Se non attraverso la versione cartacea, attraverso quella teatrale (io ho avuto modo di vedere l'adattamento del film di Zeffirelli a teatro con Alessandro Preziosi: anche se il mio sogno sarebbe quello di vederla a teatro fatta dalla Royal Shakespearean Company, il che significa volare fino in Inghilterra), o appunto quella cinematografica (di Kenneth Branagh, o di Zeffirelli, o una recente della Royal Shakespearean Company con David Tennant, un adattamento moderno).
E per mostrare la meraviglia che è questa storia, non basterebbe questo post. 






giovedì 21 febbraio 2013

30 Giorni di Libri #11


30 GIORNI DI LIBRI



#11: UN LIBRO CHE PRIMA AMAVI E CHE ORA ODI


Mi ricordo che "Il codice Da Vinci" l'ho letto quando ero ancora alle medie.
All'epoca ero ossessionata dalle storie thriller, dai misteri, da sette segrete e dagli enigmi. Il problema è che poi sono cresciuta e, appassionandomi al "mestiere" dello scrittore, mi sono saltati agli occhi i molti difetti di questo libro.
Primo fra tutti, il tipico pessimo stile di scrittura americano.
È uno stile asettico, uguale per la maggior parte degli scrittori americani che dà quell'odioso senso di preimpostato. Questo mi ha fatto un po' odiare questo libro, benché l'abbia molto amato in passato.
La storia di per sé è passabile. Insomma, non è che sia tutta questa originalità, risolvere un omicidio attraverso degli enigmi. Anche se comunque ha il suo fascino, soprattutto per me se è ambientata in una galleria famosa come quella del Louvre in piena notte, quando non c'è nessuno. Ed è comunque apprezzabile l'ammontare delle ricerhce che l'autore deve aver fatto (o chi per lui), il che comunque rientra nello standard dell'autore americano.
Da non credente, la cosa "dello scandalo" non l'ho mai percepita. C'è da dire anche che per amor della sua storia, che voleva mostrare l'equazione santo graal = discendenza di Cristo, comunque non ha riportato la mancanza di testimonianze contemporanee da parte dei romani sulla figura di Gesù Cristo.
A parte questo, il fatto che i libri - sia questo che il praticamente uguale Angeli e Demoni - si concludano con il sesso o la promessa del sesso fra i due (etteppareva, sembrava troppo strano che mancasse questo elemento in un medio romanzo americano), fa un po' scadere l'intera storia.
Con queste e molte altre considerazioni, questo libro ora non mi invita a rileggerlo. Non l'ho mai fatto e credo non lo rifarò mai.  

domenica 17 febbraio 2013

30 Giorni di Libri #10



30 GIORNI DI LIBRI



#10: UN LIBRO DEL TUO AUTORE PREFERITO



Nel corso di questa rubrica, mi è già capitato - e mi capiterà di parlare ancora - di libri che mi piacciono e di autori che considero i miei preferiti. Ma se non voglio finire a parlare dello stesso libro, devo distribuirli fra le domande. Il punto è che non ho un solo autore preferito. Fra i miei autori preferiti rientrano, per ora: Borges, Salinger, Bradbury, Gaiman, Adams, Shakespeare, Fante, Orwell, Poe, Doyle, eccetera: di molti di loro ho già parlato o parlerò a breve. Quindi per rispondere alla domanda, ho scelto fra i libri dei citati autori un altro che considero profetico quasi quanto 1984.


Benché io ami Cronache Marziane e sia particolarmente affezionata al racconto Usher II (che fra l'altro rimanda a Poe), Fahrenheit 451 ha descritto appieno e con straordinaria precisione molte delle tendenze dell'umanità, alcune pienamente raggiunte (magari non nei termini precisi definiti da Bradbury, ma è soprendente pensare che questo libro, come quello di Orwell, risalga agli anni 50.).
Ray Bradbury, che fra l'altro è scomparso proprio a Giugno dell'Anno scorso (e che ho voluto ricordare nel post l'uomo dell'autunno) ci catapulta in un altro mondo futuro, apparentemente utopico. Ma in realtà è distopico. La cultura non esiste più. I libri sono una minaccia. I libri vanno bruciati (e da qui il titolo, che fa riferimento alla temperatura in cui brucia la carta). Non c'è spazio per i libri. 
Mentre c'è spazio per la televisione. Una enorme televisione, una realtà praticamente parallela con la quale si può interagire, addirittura far parte dei programmi stando comodamente seduti da casa propria.
Il protagonista è Guy Montag. All'inizio fa parte del sistema: ha il compito ingrado di essere un Vigile del Fuoco. Ma visto che siamo comunque in una sorta di futuro, gli incendi non scoppiano neanche più, anche perchè le case sono fatte ormai tutte di materiale ignifugo. No, vedete, il compito dei Vigili del Fuoco, in questo futuro, è quello di appiccare gli incendi. Più precisamente, appiccare gli incendi ai libri. E se il propretario si rifiuta di consegnarli, appiccare il fuoco pure a lui. 
Guy comincia a rendersi conto che la cosa non va bene, che i libri non vanno bruciati, e invece di bruciarli comincia a salvarli. Ne legge solo uno: e sarà proprio il libro che lui dovrà rappresentare. Perché, benché quasi tutti i libri siano andati distrutti, esiste un gruppo di persone che, tramite l'ipnosi, riesce a cavare dalla memoria tutto quello che ha letto e recitarlo ad alta voce ad un erede in punto di morte. Le persone stesse, pur di salvare la cultura che rappresenta l'umanità, diventano i libri che custodiscono.
Ho sempre considerato questo libro come un monito. Il monito di non lasciarci privare della nostra cultura. I libri ne sono una rappresentazione, sono un mezzo d'espressione fondamentale per l'essere umano. Sono nati appunto per permettere alla cultura di essere alla portata di tutti. Distruggerli, significa creare un popolo di persone ignoranti e facilmente malleabili (alle quali potrebbero, ad esempio, essere inculcati i fondamenti di un IngSoc: per questo motivo, la mia mente collega sempre questo libro a 1984).
Insomma, non smettete mai di leggere. 
Divorateli quei libri.
Proteggeteli quei libri.
I libri non vanno bruciati, vanno custoditi.

Citazioni:
"C'era un buffissimo uccello, chiamato Fenice, nel più remoto passato, prima di Cristo, e questo uccello ogni quattro o cinquecento anni si costruiva una pira e ci si immolava sopra. Ma ogni volta che vi si bruciava, rinasceva subito poi dalle sue stesse ceneri, per ricominciare. E a quanto sembra, noi esseri umani non sappiamo fare altro che la stessa cosa, infinite volte, ma abbiamo una cosa che la Fenice non ebbe mai. Sappiamo la colossale sciocchezza che abbiamo appena fatta, conosciamo bene tutte le innumerevoli assurdità commesse in migliaia di anni e finché sapremo di averle commesse e ci sforzeremo di saperlo, un giorno o l'altro la smetteremo di accendere i nostri fetenti roghi e di saltarci sopra. Ad ogni generazione, raccogliamo un numero sempre maggiore di gente che si ricorda."

"Riempi loro i crani di dati non combustibili, imbottiscili di "fatti" al punto che non si possano più muovere tanto son pieni, ma sicuri d'essere "veramente bene informati". Dopo di che avranno la certezza di pensare, la sensazione del movimento, quando in realtà sono fermi come un macigno. E saranno felici, perché fatti di questo genere sono sempre gli stessi. Non dar loro niente di scivoloso e ambiguo come la filosofia o la sociologia affiché possano pescare con questi ami fatti ch'è meglio restino dove si trovano. Con ami simili, pescheranno la malinconia e la tristezza. "





venerdì 15 febbraio 2013

30 Giorni di Libri #09



30 GIORNI DI LIBRI



#09: UN LIBRO CHE TI HA FATTO CRESCERE




La prima volta che lessi 1984 mi colse un forte senso d'angoscia.
L'angoscia della verità. Perché benchè sia ambientato in un futuro distopico, i collegamenti con la nostra realtà e la società in cui viviamo, fanno venire i brividi da quanto sono reali e vividi.
Con tutta probabilità, molti di coloro che  giungeranno su questo post non avranno mai sentito nominare questo libro. Ma mi basterà estrapolare da esso una sola espressione che vi risulterà familiare: Grande Fratello. No, non sto parlando di quella trasmissione di bassisimo profilo culturale che ci stanno propinando da una decina di anni a questa parte. Benché l'origine dell'espressione provenga proprio da questo libro, il format televisivo e il Grande Fratello di Orwell rappresentano solo un pessimo caso di omonimia. Il Grande Fratello di Orwell è sì una entità non ben definita che nessuno ha visto se non nei manifesti, un uomo dai folti baffi che osserva tutti i cittadini dall'alto dei manifesti, una rete di stretto controllo visivo-uditivo 24h/24, il capo assoluto del governo, ma non è un'entità che si mette a spiare dei poveri idioti in una casa. Spia tutti quanti. Alla ricerca di ogni minima alterazione del sistema, alla ricerca di ogni minimo cenno di libertà individuale.
Sì, perché nel mondo di Orwell non esiste la libertà. Non esistono nemmeno più i legami amorosi o affettivi. La castità femminile è esaltata come una virtù, l'atto sessuale è visto come mero mezzo per la riproduzione (quindi programmato), i figli, le nuove generazioni, sono pronti a tutto pur di compiacere il sistema, arrivando persino a denunciare i propri genitori (e quindi condannarli a morte).
Ci troviamo di fronte ad un mondo in cui non c'è spazio per i sentimenti, non c'è spazio per le parole o l'arte, non c'è spazio per la verità o per il passato, inghiottito dalla tecnica del bispensiero (tecnica che da molti è messa in atto). In cui il Ministero dell'Amore gestisce gli affari di guerra, il Ministero della Verità si occupa di costruire menzogne. Un mondo in cui esiste il bene, rappresentato dall'Ingsoc, l'unico partito che gestisce il governe, e il male, rappresentato da un unico grande nemico (che nessuno ha mai visto, se non nei manifesti o attraverso la televisione).
E in questo mondo traviato, oppresso, ma dove nessuno ha la volontà di ribellarsi (non per la paura, ma perché nessuno vede il senso di ribellarsi o lamentarsi), dove anche il solo pensiero contro il partito è un reato di competenza della psicopolizia, Winston Smith, l'ultimo uomo in europa (come soleva definirlo Orwell), lotta per mantenere l'ultimo briciolo di umanità, per mantenere quell'ultimo briciolo di coscienza che lo porta a realizzare quanto sia sbagliato il mondo in cui vive, che lo porta all'amore per Julia, un amore segreto perché l'amore, nel suo mondo, è proibito.
Quindi sì, lo trovo un libro importante, che tutti dovrebbero leggere.
Un libro anche profetico, come del resto lo era stato anche La fattoria degli animali. 

Il potere non è un mezzo, è un fine. Non si stabilisce una dittatura nell'intento di salvaguardare una rivoluzione; ma si fa una rivoluzione nell'intento di stabilire una dittatura. Il fine della persecuzione è la persecuzione. Il fine della tortura è la tortura. Il fine del potere è il potere

O la frase che mi ha sempre dato i brividi:

 "Come posso fare a meno di vedere quel che ho dinanzi agli occhi? Due e due fanno quattro!.""Qualche volta, Winston. Qualche volta fanno cinque. Qualche volta fanno tre. Qualche volta fanno quattro e cinque e tre nello stesso tempo. Devi sforzarti di più. Non è facile recuperare il senno."






mercoledì 13 febbraio 2013

30 Giorni di Libri #08


30 GIORNI DI LIBRI



#08: UN LIBRO CHE CONSIGLIERESTI



Se volete leggere un libro e non avete mai avuto modo di leggere Guida Galattica per gli Autostoppisti, fatelo.



Arthur Dent è un uomo come un altro. 
Si sveglia una mattina con i postumi della sbornia e sembra non far caso al bulldozer fermo sul viale che porta alla sua casa. Si rade, fa colazione, esce e si sdraia davanti alle ruspe per evitare che gli demoliscano la casa per avere lo spazio necessario per costruire un'autostrada. 
Ford Prefect sembra un uomo come un altro. Ma non lo è affatto. Lui è infatti un alieno, proveniente da un pianeta che ruota intorno alla stella di Betelgeuse (per chi non lo sapesse, è una stella della costellazione di Orione), giunto sulla terra 15 anni prima per aggiornare la "Guida Galattica per gli Autostoppisti", uno dei libri più conosciuti dell'intero universo.  Ford Prefect arriva a convincere l'amico ad alzarsi e a raggiungerlo in un pub perché deve parargli urgentemente. Arthur Dent si lascia convincere e, mentre gli distruggono la casa, Ford Prefect gli dice la verità: lui è un alieno e la terra sta per essere distrutta. 
Un paio di minuti dopo, infatti, le astronavi Vogon invadono l'atmosfera terreste avvisando che quell'insignificante pianeta si trova nella traiettoria della nuova autostrada galattica e che per questo deve essere distrutta con effetto immediato. Prima che la terra venga distrutta, Ford Prefect (da perfetto autostoppista qual è ), trascina l'amico Arthur Dent su una navicella Vogon grazie ai cuochi che decidono di accogliere la loro richiesta di autostop. 
Questo è l'inizio di un'avventura che non si pone limiti nella surrealità, nell'improbabilità e nella completa (ma sana) follia. Dire che l'ho trovato geniale sarebbe riduttivo. Era da tempo che un libro non mi prendeva così da costringermi a finire un libro in sole tre ore. Non mi sono nemmeno azzardata a fare una pausa: questo è un libro che richiede una attenzione costante e soprattutto la continuità tanto reclamata da Poe. Solo immergendosi completamente si può apprezzare questo libro. Continuo a chiedermi come ho fatto ad aspettare tanto per leggerlo. Per fortuna, una volta tanto, la legge di murphy non ha influito e mi ha fatto trovare una edizione molto recente di questo libro in un negozio di libri usati  (a un euro!). 
Raramente mi trovo a divorare un libro. Forse perché sono abituata a tutt'altro tipo di libri che richiedono una attenzione solo per il lessico e la forma (tipo il Silmarillion). Questo libro invece ti DEVE scorrere addosso, altrimenti non riusciresti a seguire tutte le scene surreali e impreviste di cui questo libro è composto.
Scene che sembrano sconnesse fra loro, ma che nella logica (se di logica si può parlare) del libro si scoprono tutte collegate: non è infatti un'accozzaglia di cose senza senso e senza scopo. Certo, ha i suoi picchi di demenzialità, tipo che la tortura dei Vogon è data dalla lettura delle loro orrende poesie, ma non è mai volgare o incredibilmente stupido da non essere apprezzato. È una demenzialità geniale, come geniale - torno a ribadire - è tutto il resto.

Insomma, non consiglio solo questo libro, ma tutto il ciclo della Guida Galattica scritta da Douglas Adams, noto autore radiofonico e non inglese, sceneggiatore anche della arcinota serie tv Doctor Who, un talento che è venuto a mancare prematuramente. 
Leggete questo libro e, mi raccomando: DON'T PANIC!



martedì 12 febbraio 2013

30 Giorni di Libri #07


30 GIORNI DI LIBRI



#07: IL LIBRO CHE TI DESCRIVE



Ho pensato molto a che libro potesse descrivermi. Di solito le mie letture riguardano mondi in cui a fatica ci si può immedesimare e dichiarare "sì, questo libro mi descrive."
Poi mi sono resa conto, rifacendo la lista dei miei libri preferiti, che effettivamente dei libri che mi descrivono ci sono. L'altro libro lo tratterò nel punto in cui c'è scritto "Un personaggio che ti descrive", quindi non lo tratterò anche qui.
Chiedi alla polvere è sostanzialmente la storia di uno scrittore emergente, Arturo Bandini, figlio di immigrati di origine italiana che negli anni 50 si stabiliscono in america. John Fante è passato per decenni in sordina, riscoperto e portato alla ribalta da Charles Bukowski. 
Perché rappresenti molto uno scrittore, è facile intuirlo. Arturo Bandini altri non è che l'alter-ego di John Fante stesso e, in senso traslato, l'alter-ego di tutti gli scrittori anche odierni. I sogni ad occhi aperti, gli interi film mentali in cui lui immagina di dare le risposte in un'intervista, i giorni passati nell'attesa della risposta per una pubblicazione. Insomma, il contesto storico ci riporta indietro di decenni, ma la figura di Arturo Bandini, come scrittore, è a mio parere ancora odierna.
Oltre a questo, il libro tratta di altri temi: tratta del peso di una inferiorità sociale, data dall'essere un immigrato straniero nel suolo americano. Tratta di un amore burrascoso con una cameriera messicana, Camilla, che in realtà l'amore verso Bandini non l'ha mai provato. In una vita che lui avrebbe voluto perfetta come la trama di un romanzo a lieto fine ma che si rivela essere tutt'altro che perfetta, arrivato alla pubblicazione di un romanzo ma  alla fine improvvisa di un amore mai esistito, Arturo Bandini dedica una copia del suo romanzo a Camilla e la scaglia nel deserto.
Chiedi alla polvere. 
Perché mi rappresenta? Perché mostra la divisione a cui noi scrittori siamo sottoposti. Io personalmente mi sento divisa fra la volontà di vivere in un mondo perfetto, che poi è quello dei libri che creo, o se non perfetto dove ho il completo controllo, mentre la realtà è un luogo pieno di casualità e noi rimbalziamo da un evento all'altro senza avere un effettivo controllo. E il più delle volte, i nostri film mentali si devono scontrare con la dura realtà.

..e la biblioteca con i grossi nomi degli scaffali, il vecchio Dreiser, il vecchio Mencken, tutta la banda riunita che andavo a riverire. Salve Dreiser, ehi Mencken, ciao a tutti, c'è un posto anche per me nel settore della B, B come Baldini, stringetevi un po', fate posto ad Arturo Bandini. Mi sedevo al tavolo e guardavo verso il punto in cui avrebbero messo il mio libro, proprio lì, vicino ad Arnold Bennett; niente di speciale quell'Arnold Bennett, ma ci sarei stato io a tenere alto l'onore delle B, io, il vecchio Arturo Bandini, uno della banda.






lunedì 11 febbraio 2013

30 Giorni di Libri #06


30 GIORNI DI LIBRI



#06: IL LIBRO PIU' CORTO CHE TU ABBIA LETTO: IL VECCHIO E IL MARE


Un altro grande classico del Novecento.
Credo sia stato uno dei primi classici moderni che ho avuto il piacere di leggere, ovviamente firmato Hemingway. Un libro che è valso a Hemingway, oltre che al Pulitzer, pure il Nobel.
La trama pone al centro il vecchio Santiago e la sua lotta come pescatore contro un pesce, una lotta che lo costringe a passare diversi giorni in mezzo al mare, mostrando l'uomo come eterno lottatore contro la Natura, ma anche rispettoso nei confronti della natura stessa, rappresentata dal pesce.
Non voglio dilungarmi molto, perché si tratta comunque di un libro molto conosciuto. Perciò concluderò citando una delle mie frasi preferite:

L'uomo non è fatto per la sconfitta. Un uomo può essere distrutto, ma non può essere sconfitto.

domenica 10 febbraio 2013

30 Giorni di Libri #05


30 GIORNI DI LIBRI



#05: IL LIBRO PIU' LUNGO CHE TU ABBIA LETTO


E qui scadiamo nel classico.
Suppongo che sia stato il libro più indicato, sotto questa domanda. Il mio primo impulso era stato quello di rispondere con "La Divina Commedia", ma la verità è che non l'ho mai letta tutta (posso dirlo liberamente, ho già finito il liceo da tempo).
Invece di questo, oltre che tutti i libri che compongono la trilogia, ho letto appendici, alberi genealogici e cronologia della terra di Mezzo, per un totale di circa 1500 pagine.
Sì, un mattone.
Ma un mattone che vale la pena di leggere.
Se non vi piace uno stile più aulico di quello moderno, lasciate perdere.
Serve presentare questo libro? Siamo nel classico più classico moderno. Anche se non vi piace il fantasy, molto probabilmente avrete già sentito parlare della trama e di quel che accade in questo libro o ve ne sarete comunque fatti un'idea. Perciò non perderò altro tempo, questo libro si presenta da sé.


giovedì 7 febbraio 2013

30 Giorni di Libri #04

30 GIORNI DI LIBRI



#04: IL LIBRO PIU' BRUTTO CHE TU ABBIA LETTO


Questo è un punto un po' delicato: insomma, soprattutto per il titolo che ho scelto, è probabile che urterò la sensibilità di qualche fan del genere. Il problema è che i gusti sono gusti e i miei gusti - ma anche un briciolo di logica - mi hanno impedito di considerare bello il libro che adesso esporrò.
Per chi mi conosce, questa scelta non è una novità: per me, uno dei libri più brutti che abbia letto è proprio "Breaking Dawn", della stranota Meyer, quarto e ultimo libro di una saga che ha scartravetrato le scatole, conquistato tutto il mondo.
Premetto che l'ho letta. Sì, l'ho letta. Ho letto tutti e quattro i libri. Dopo le prime due pagine di Twilight, mi ci è voluto un mese per riprendere coraggio e portare fino a fondo la lettura. Sì, è stato masochismo. Sì, ho promesso a me stessa che non avrei mai più fatto una roba del genere e infatti tutti i libri che sono assolutamente illeggibili (come quelli di molti esordenti italiani e fenomeni letterari di tutte le nazionalità) vengono direttamente cestinati o rispediti al mittente. Ma almeno non potete accusarmi di giudicare una cosa che non conosco, AH!
Se Twilight era un romanzetto abbastanza leggibile, non un fenomeno letterario ma neanche una schifezza assoluta - ho letto cose di gran lunga peggiori di questo - , la poca qualità del prodotto ha subito una tragica caduta con l'andare in avanti della saga.
Praticamente, gli altri tre libri sono stati un girare e rigirare la frittata, allungare il brodo, insomma, la tipica manovra commerciale per spillare i soldi a tutti i teenager (ma anche casalinghe disperate) che si sono lasciati abbindolare da questo fenomeno letterario.
E qui si è giunti alla schifezza più totale.
Apparte l'enorme cavolata per cui un vampiro - freddo perché manca gli manca il sangue e la circolazione sanguigna - è riuscito a concepire una figlia, una serie di altre cavolate hanno contribuito ad affossare del tutto questa storia già dall'inizio priva di senso. Forse la cosa che più mi ha lasciato interdetta è che l'altro "grande amore" di Bella, Jacob, abbia avuto il suo "imprinting" con la figlia appena nata. CIOE' MADDAI. Poi Bella diventa una vampira: ma già dall'inizio è una vampira straordinaria, insomma, non ha sete di sangue. MADDAI.
Insomma, in definitiva, sia a livello di trama che di scrittura - Breaking Dawn è uno dei libri più brutti che abbia mai letto.


mercoledì 6 febbraio 2013

30 Giorni di Libri #03


30 GIORNI DI LIBRI



#03: IL TUO PERSONAGGIO PREFERITO DI UN LIBRO CHE HAI LETTO



Ho pensato a lungo a quale personaggio mi avesse particolarmente colpito. Il primo pensiero è andato ad uno dei personaggi letterari più conosciuti al mondo, riproposto in tremila salse, fra cui rimando ad un adattamento moderno piuttosto recente ad opera di Moffat e Gatiss Sherlock mandato in onda sulla BBC.
Sherlock Holmes è sempre stato un personaggio controverso, amato e odiato anche dallo stesso scrittore. Ovviamente, il fatto che faccia parte di una serie di avventure, e non si limiti ad un solo libro, ha permesso un approfondimento del suo personaggio che poi me lo ha fatto amare.
Sherlock è un investigatore privato inglese. Vive nella seconda metà dell'Ottocento, quindi nell'inghilterra vittoriana. Ma non è una persona comune. Non è un semplice investigatore. Sherlock Holmes è un genio. Con la sua "scienza della deduzione" è stato in grado di dimostrare che ogni minimo particolare può fornire indizi e creare ipotesi molto di più delle tracce macroscopiche e infatti la polizia si rivolge a lui quando non sa più dove sbattere la testa (il che, come sottolinea Holmes, accade abbastanza spesso).
A ritrarre Holmes, è il suo prima coinquilino e poi amico Watson, un medico militare in ritorno dall'Afghanistan che, cercando un appartamento a Londra, si imbatte in Sherlock Holmes. Sherlock ovviamente mostra subito le sue abilità a John che, perplesso, all'inizio pensa sia tutta una messa in scena: quando si rende conto che le abilità di Holmes sono reali, la sua stima cresce fino a diventare amicizia. 
Watson dipinge il ritratto di un genio. Ma un genio che ha deciso di dedicare la sua vita alle investigazioni criminali e agli esperimenti chimici, che lui adora. Tutto il resto, sono informazioni inutili. John all'inizio della convivenza fa addirittura una lista delle conoscenze di Holmes: Holmes ha molte lacune, soprattutto su tutto quello che non riguarda il uo lavoro, per cui informazioni come il fatto che la terra giri intorno al sole vengono direttamente cestinate nel cervello di Holmes, perché non hanno alcuna rilevanza con il suo lavoro.
Sherlock Holmes, oltre a essere un genio, ha tanti tratti della personalità che lo rendono all'opposto di quello che potrebbe essere un english gentleman. Innanzi tutto, ha conoscenze per quanto riguarda la lotta corpo a corpo: sia è un eccellente pugile, sia ha ottime conoscenze del baritsu, come lui stesso dice. Poi si potrebbe dire che soffre di una sorta di bipolarismo: ci sono giorni in cui non dorme nemmeno, quando è preso talmente tanto dai crimini e dagli esperimenti, e giorni in cui non si muove di casa, in cui il suo cervello si annoia. Per riempire il vuoto mentale data dall'assenza di casi a cui lavorare, Holmes si dedica al fumo o - in casi più sporadici - alle iniezioni di cocaina e morfina, quando non è impegnato a sparare contro il muro per formare, con le pallottole, la sigla VR (Vittoria Regina).
Inoltre, Holmes è un mago dei travestimenti, tanto da ingannare più di una volta Watson stesso.
Insomma, Holmes è un personaggio poliedrico, eclettico, affascinante. Un genio dalla memoria eidetica che ama il suo lavoro, che non si interessa dell'amore (anche se la cosa più simile ad un sentimento amoroso che ha avuto è stato con Irene Adler, una donna criminale che è riuscita a fregarlo. Anche se sembra più ammirazione che amore, o entrambi, tant'è che si è fatto pure dare una sua fotografia). 

"La mia vita non è che un continuo sforzo per sfuggire alla banalità dell'esistenza."
e ancora, una sua citazione che mi piace molto:
"Il mondo è pieno di cose ovvie che nessuno si prende mai la cura di osservare." 
Insomma, Conan Doyle magari non nutriva particolare affetto nei confronti di Holmes, anzi, era arrivato addirittura a odiarlo perché il suo personaggio era più conosciuto di lui; a me personalmente è entrato nel cuore. 




domenica 3 febbraio 2013

30 giorni di libri #02

30 GIORNI DI LIBRI

#02: LA TUA CITAZIONE PREFERITA

E qui scivoliamo nello sconforto più totale. Ho qualche citazione preferita e non me la sento di differenziare, anche perché trattano di argomenti diversi. Ragion per cui ho deciso di elencarvele tutte, o quasi. Probabilmente farò un'altro post con una raccolta più completa delle citazioni che ho raccolto nelle mie ore da lettrice. 



Citazione numero 1: 

da "L'immortale", J.L.Borges. Racconto incluso nella raccolta "El Aleph".

"Accettiamo facilmente la realtà, forse intuiamo che nulla è reale"

e, sempre da "L'immortale":

"Come Cornelio Agrippa, io sono dio, sono eroe, sono filosofo, sono demonio e sono mondo. Il che è un modo complicato di dire che non sono."








Citazione numero 2

dal ciclo della "Guida Galattica", Douglas Adams.

"In the beginning, the universe was created. This has made a lot of people very angry and had been widely regarded as a bad move."











Citazione numero 3

dalle tragedie di William Shakespeare.

"Life is nothing but a walking shadow, a poor player
that struts and frets his hour upon the stage
and then is heard no more;
it is a tale told by an idiot, full of sound and fury,
signifying nothing."
Macbeth







Citazione numero quattro

da "American Gods" di Neil Gaiman

"È sui sensi che fondano le nostre convinzioni, sono gli unici strumenti di cui disponiamo per fare esperienza: la nostra vista, il tatto, la memoria. Se i nostri sensi ci mentono, allora non abbiamo niente di cui fidarci. E anche se non crediamo a ciò che ci dicono, non abbiamo altro modo per viaggiare che quello di seguire la strada che essi ci indicano, ed è una strada che dobbiamo percorrere fino in fondo."







e l'ultima, una delle mie preferite, direttamente dall'antico Egitto:

"L'uomo decade, il suo corpo è polvere, tutta la sua stirpe è perita; ma un libro fa sì che sia ricordato attraverso la bocca di chi lo recita"

Autore anonimo, Papiro Chester-Beatty IV

martedì 29 gennaio 2013

30 Giorni di Libri #1

Ormai è una moda che gira da tempo: 30 giorni per parlare di un argomento specifico, in questo caso la mia scelta è caduta sui libri. Penso ci metterò più di trenta giorni per completare questa rubrica.
Bene, cominciamo!

30 GIORNI DI LIBRI
#1
IL TUO LIBRO PREFERITO


"Finzioni, di Jorge Luis Borges"

"Finzioni" è una antologia di racconti ad opera di Jorge Luis Borges.
E parlando di Borges non si può fare a meno di associare questo nome alla surrealità, ai temi del labirinto e dell'universale. Già il fatto che si parli di labirinto lo si dovrebbe intendere dal nome di una delle due parti di cui è composta, "Il Giardino dei Sentieri che si Biforcano": e il labirinto è da sempre un tema che porto nel cuore e simboleggia la mia visione della realtà, forse è per questo che sono tanto affezionata a questo libro.
Essendo una raccolta di racconti brevi a carattere filosofico-surreale, è un po' difficile, se non impossibile, delineare una trama. Ma vorrei concentrare il mio interesse su alcuni dei racconti, quelli che mi hanno colpito particolarmente.

Finzioni è strutturato su due parti: "Il Giardino dei Sentieri che si Biforcano" e "Artifici."


Il giardino dei sentieri che si biforcano 

  • Tlön, Uqbar, Orbis Tertius
  • L'accostamento ad Almotasim
  • Pierre Menard, autore del Chisciotte
  • Le rovine circolari
  • La lotteria a Babilonia
  • Esame dell'opera di Herbert Quain
  • La biblioteca di Babele
  • Il giardino dei sentieri che si biforcano

Artifici 

  • Funes, o della memoria
  • La forma della spada
  • Tema del traditore e dell'eroe
  • La morte e la bussola
  • Il miracolo segreto
  • Tre versioni di Giuda

Personalmente ho sempre preferito la prima parte, Il  Giardino dei Sentieri che si biforcano. E in particolare, i racconti "Le Rovine Circolari", "La Biblioteca di Babele" e "Il giardino dei sentieri che si biforcano". Mi concentrerò solo sui primi due racconti appena elencati.

Le Rovine Circolari.
Il proposito che lo guidava non era impossibile, anche se soprannaturale. Voleva sognare un uomo: voleva sognarlo con minuziosa interezza e imporlo alla realtà. Questo progetto magico aveva esaurito l'intero spazio della sua anima; se alcuno gli avesse chiesto il suo nome, o un tratto qualunque della sua vita anteriore, non avrebbe saputo rispondere.

 Un uomo giunge alle rovine di un tempio. Il suo proposito: sognare e plasmare un uomo nel sogno, per poi portarlo nella realtà. Quello che non sa, e che scopre nell'incedio delle rovine, è che anche lui stesso frutto di un sogno, un uomo plasmato dal sogno di qualcun altro.

La Biblioteca di Babele

M'inganneranno, forse, la vecchiaia e il timore, ma sospetto che la specie umana - l'unica - stia per estinguersi, e che la Biblioteca perdurerà: illuminata, solitaria, infinita, perfettamente immobile, armata di volumi preziosi, inutile, incorruttibile, segreta. 

L'universo che è descritto è un universo allucinante, composto da una infinita biblioteca fatta di sale esagonali che proseguono all'infinito in ogni direzione. All'interno di ciascuna cella, un uomo. Ogni uomo conosce dei principi basilari riguardo l'universo: ogni libro è di 410 pagine, esistono tutti i libri che possono essere scritti, con tutte le combinazioni di caratteri possibili (sia in senso compiuto che prive di qualsiasi senso). Visto che la casualità pone che esistano tutti i libri possibili, deve esisterne per forza uno che contiene la verità. Ed è proprio quel libro che alcuni uomini cercano, abbandonando le proprie celle e vagando nello spazio infinito della biblioteca.