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domenica 3 marzo 2013

30 Giorni di Libri #14

30 GIORNI DI LIBRI 

#14: IL LIBRO CHE STAI LEGGENDO IN QUESTO PERIODO




Sto recuperando tutti i racconti/libri di Sherlock Holmes. Attualmente sono al libro "La Valle della Paura". Lo stile di questi racconti/libri è molto scorrevole,   ed è sempre piacere risolvere un caso a sera. Ho già espressio la mia adorazione per il personaggio di Sherlock Holmes.










Un altro libro che sto avendo il piacere di riscoprire è "Nessun Dove" di Neil Gaiman. Di certo non è la migliore delle sue storie, soprattutto se paragonata ad American Gods, ma è ugualmente una storia degna di essere letta. Inizialmente nata come una serie televisiva per la tv britannica (e io mi chiedo: perché non fanno serie tv del genere anche qui invece di propinarci sempre le medesime fiction in costume?), nasce questo romanzo. 

giovedì 7 febbraio 2013

Quando Sherlock giunge ai giorni nostri

QUANDO SHERLOCK GIUNGE AI GIORNI NOSTRI


"I'm not a psychopath, Anderson. I'm an highly functioning sociopath. Do your research!"



Lo ammetto. 
Quando sono venuta a conoscenza che la BBC aveva realizzato e trasmetto una versione di Sherlock Holmes ambientata ai giorni nostri, ero molto scettica. Tant'è che ci ho messo molto a prendere il coraggio di guardarla. La serie tv, realizzata da Moffat e Gatiss, aveva riscosso subito successo. Il che mi aveva reso ancora più sospettosa: mi aveva reso sospettosa soprattutto Moffat, in quanto in Doctor Who aveva dimostrato sì una spiccata genialità, ma una infinita quantità di buchi logici e lacune.
Un giorno, prendo coraggio e guardo la prima puntata della prima serie, temendo avessero addolcito la figura di Holmes come spesso accade. Insomma, parliamoci chiaro: Holmes non è assolutamente  un animale sociale o un gentiluomo, e si droga per colmare la mancanza di casi e indagini, spara alla parete quando è annoiato, è una persona estremamente e fermamemente logica. L'unica cosa che mi confortava era l'idea che nel ruolo di John Watson ci fosse Martin Freeman, former Arthur Dent nell'adattamento cinematografico di Hitchhiker's Guide to Galaxy e ovviamente tornato alla ribalta come interprete di un giovane Bilbo Baggins ne Lo Hobbit. Benedit Cumberbatch non mi convinceva affatto. Troppo giovane: insomma, Holmes ha una certa età nei libri. Pensavo non fosse all'altezza del personaggio.
Ma mi sbagliavo.
Eccome se mi sbagliavo.
Penso sia stato il primo adattamento dei libri di cui io non mi sia lamentata affatto. L'ho amato al 100%. Anche i film di recente impronta americana, diretti da Guy Ritchie con Robert Downey Jr. e Jude Law, mi avevano soddisfatto: non del tutto, però, in quanto nel primo lamentavo la presenza di troppe scene d'azione,  e nel secondo il ribaltamento della figura di Holmes non mi era piaciuto affatto (tralasciamo tutte le scene abbastanza esplicite fra lui e Watson al limite del ridicolo e che hanno accontentato solo le slash fangirl.)
Insomma, Sherlock mostra l'ennesima capacità degli inglesi di creare una serie tv. Anche se non è una serie tv come le altre: gli episodi che compongono le due serie sono solo tre (quindi sei in tutto); però sono della durata di un'ora e mezzo-due ore ciascuno. Praticamente dei film. 
Non farò un commento completo degli episodi, perché voglio lasciarvi il piacere di conoscere questa serie da soli, episodio dopo episodio. Ma vi assicuro che ne vale davvero la pena.

"Sherlock, put your trousers on!"
"What for?"


mercoledì 6 febbraio 2013

30 Giorni di Libri #03


30 GIORNI DI LIBRI



#03: IL TUO PERSONAGGIO PREFERITO DI UN LIBRO CHE HAI LETTO



Ho pensato a lungo a quale personaggio mi avesse particolarmente colpito. Il primo pensiero è andato ad uno dei personaggi letterari più conosciuti al mondo, riproposto in tremila salse, fra cui rimando ad un adattamento moderno piuttosto recente ad opera di Moffat e Gatiss Sherlock mandato in onda sulla BBC.
Sherlock Holmes è sempre stato un personaggio controverso, amato e odiato anche dallo stesso scrittore. Ovviamente, il fatto che faccia parte di una serie di avventure, e non si limiti ad un solo libro, ha permesso un approfondimento del suo personaggio che poi me lo ha fatto amare.
Sherlock è un investigatore privato inglese. Vive nella seconda metà dell'Ottocento, quindi nell'inghilterra vittoriana. Ma non è una persona comune. Non è un semplice investigatore. Sherlock Holmes è un genio. Con la sua "scienza della deduzione" è stato in grado di dimostrare che ogni minimo particolare può fornire indizi e creare ipotesi molto di più delle tracce macroscopiche e infatti la polizia si rivolge a lui quando non sa più dove sbattere la testa (il che, come sottolinea Holmes, accade abbastanza spesso).
A ritrarre Holmes, è il suo prima coinquilino e poi amico Watson, un medico militare in ritorno dall'Afghanistan che, cercando un appartamento a Londra, si imbatte in Sherlock Holmes. Sherlock ovviamente mostra subito le sue abilità a John che, perplesso, all'inizio pensa sia tutta una messa in scena: quando si rende conto che le abilità di Holmes sono reali, la sua stima cresce fino a diventare amicizia. 
Watson dipinge il ritratto di un genio. Ma un genio che ha deciso di dedicare la sua vita alle investigazioni criminali e agli esperimenti chimici, che lui adora. Tutto il resto, sono informazioni inutili. John all'inizio della convivenza fa addirittura una lista delle conoscenze di Holmes: Holmes ha molte lacune, soprattutto su tutto quello che non riguarda il uo lavoro, per cui informazioni come il fatto che la terra giri intorno al sole vengono direttamente cestinate nel cervello di Holmes, perché non hanno alcuna rilevanza con il suo lavoro.
Sherlock Holmes, oltre a essere un genio, ha tanti tratti della personalità che lo rendono all'opposto di quello che potrebbe essere un english gentleman. Innanzi tutto, ha conoscenze per quanto riguarda la lotta corpo a corpo: sia è un eccellente pugile, sia ha ottime conoscenze del baritsu, come lui stesso dice. Poi si potrebbe dire che soffre di una sorta di bipolarismo: ci sono giorni in cui non dorme nemmeno, quando è preso talmente tanto dai crimini e dagli esperimenti, e giorni in cui non si muove di casa, in cui il suo cervello si annoia. Per riempire il vuoto mentale data dall'assenza di casi a cui lavorare, Holmes si dedica al fumo o - in casi più sporadici - alle iniezioni di cocaina e morfina, quando non è impegnato a sparare contro il muro per formare, con le pallottole, la sigla VR (Vittoria Regina).
Inoltre, Holmes è un mago dei travestimenti, tanto da ingannare più di una volta Watson stesso.
Insomma, Holmes è un personaggio poliedrico, eclettico, affascinante. Un genio dalla memoria eidetica che ama il suo lavoro, che non si interessa dell'amore (anche se la cosa più simile ad un sentimento amoroso che ha avuto è stato con Irene Adler, una donna criminale che è riuscita a fregarlo. Anche se sembra più ammirazione che amore, o entrambi, tant'è che si è fatto pure dare una sua fotografia). 

"La mia vita non è che un continuo sforzo per sfuggire alla banalità dell'esistenza."
e ancora, una sua citazione che mi piace molto:
"Il mondo è pieno di cose ovvie che nessuno si prende mai la cura di osservare." 
Insomma, Conan Doyle magari non nutriva particolare affetto nei confronti di Holmes, anzi, era arrivato addirittura a odiarlo perché il suo personaggio era più conosciuto di lui; a me personalmente è entrato nel cuore.